Avrebbe dovuto essere un weekend di frenesia, impegni e famiglia, invece…

Quello del 13 e 14 aprile era un fine settimana che aspettavo da tempi, per il quale ho speso soldi, energie e aspettative. Il ritorno di Myriam, l’addio al celibato dello Skuhalo, perfino la domenica delle Palme con il coro. Insomma, un momento pianificato con cura e desiderato, tanto desiderato. La voglia di riabbracciare la mia sorellina che vive lontano, di divertirmi e scherzare allo #SkuhaloTAKESindulgenza, il recupero del tempo negato in settimana alle mie figlie con la promessa di qualcosa di bello…

E invece? Invece nulla. Progetti sfumati per un piccolo ma necessario pit stop del nuovo arrivato di casa, il paziente Pietro.

Così mi ritrovo il venerdì pomeriggio da sola in pronto soccorso, la sera in ospedale, una piccola sostituzione da parte del Cella, il tentativo di far pisciare un neonato in un vasetto senza farsi fregare (cosa successa ben 2 volte) e il ritorno a casa per provare 3 canti, recuperare il necessario e mangiare qualcosa al volo.

Il risveglio in ospedale nuovamente carico di aspettative: telefonate per i vari incastri familiari che il gioco di lupo, capra e cavoli è roba per lattanti, visite, esami e l’attesa di un paio d’ore d’aria all’arrivo di Cella per pranzo.

Inutile dire che quando sei in pediatria non puoi allontanarti neppure per un caffè, per cui la mia colazione è stata con Eutirox e un flauto al latte portato da casa ieri sera (che mammamia deve essere stato inventato da un sorcio, non da un umano!).

Ma il bello era ancora in arrivo… Ed ecco la telefonata di Cella: Mary, ho fatto un incidente!

Non allarmatevi, sta bene, le bimbe pure, la macchina meno… risultato? Nessuno sarebbe venuto a darmi il cambio.

Per fortuna mio fratello era a un tiro di schioppo e alle 14 è riuscito a portarmi un panino gentilmente offerto dal Circulin di Ponte Vecchio!

Ma torniamo al presente…È sabato e sono le 16,00. In una camera di ospedale siamo io e Pietro. I miei piani sono andati a ramengo, ma quello che mi è chiesto di fare in questo momento è fermarmi e prendermi cura di lui.

I volontari mi hanno portato un fiore di palloncini, l’infermiera mi ha regalato di nascosto un thè con le fette biscottate, che sono una merenda di merda che non mi sarebbe neppure spettata perché faccio allattamento misto ma ho accettato volentieri. Mi ha raccontato che si è bloccata la porta di casa sua, che hanno dovuto abbattergliela ma lo stipite è rimasto intatto e che suo papà ottantenne è scampato a un incidente il 24 maggio scorso… Cose a caso insomma, ma di cui avevo stranamente bisogno.

La realtà ti sorprende quando smetti di fare progetti!

Ora attendo una ciurma di visitatori, ma, sia chiaro, con poche pochissime aspettative… 😂😂😂


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